Avvisi e notizie dal Corso di Studio in Scienze delle Religioni con l'Università Ca' Foscari Venezia

Lettera aperta di ricercatori e giornalisti scientifici russi contro la guerra in Ucraina

Lettera aperta di ricercatori e giornalisti scientifici russi contro la guerra in Ucraina

di Comunicazione DiSSGeA -
Numero di risposte: 0

Care studentesse, cari studenti
 in queste ore buie vi giro una lettera aperta che ricercatori e giornalisti scientifici russi hanno diffuso nei giorni scorsi. La traduzione è di una storica italiana, Antonella Salomoni, e questa è la versione originale in russo: https://trv-science.ru/2022/02/we-are-against-war/
Come ha scritto Niccolò Pianciola che ha contribuito alla diffusione di questo lettera in Italia “è' un testo particolarmente importante per la chiarezza della presa di posizione, per il coraggio degli estensori, data l'ulteriore restrizione degli spazi di libertà di parola in Russia, e per il prestigio delle istituzioni in cui lavorano, dall'Accademia delle Scienze Russa all'Università Lomonosov di Mosca”.
La lettera finora è stata sottoscritta da alcune migliaia di studiosi russi e testimonia come la libertà, il rispetto dello stato di diritto e dell’autodeterminazione dei popoli siano valori comuni a gran parte della comunità scientifica, a prescindere dall’appartenenza nazionale dei singoli studiosi.
Stiamo preparando con i professori Egidio Ivetic e Niccolò Pianciola - docenti del nostro Dipartimento e autorevoli studiosi della storia dell’Europa Orientale e della Russia - un incontro aperto a tutti gli studenti del Dissgea, nella quale i docenti potranno presentare il contesto e le radici storiche nei quali si inseriscono queste tragiche giornate.

Un caro saluto
Gianluigi Baldo, Direttore Dissgea
Andrea Caracausi, Vicedirettore Dissgea
Enrico Francia, Delegato alla Didattica Dissgea



Lettera aperta di ricercatori e giornalisti scientifici russi contro la guerra in Ucraina

     Noi, ricercatori e giornalisti scientifici russi, esprimiamo una risoluta protesta contro le azioni militari avviate dalle forze armate del nostro Paese nel territorio dell'Ucraina. Si tratta di una decisione fatale che causerà enormi perdite umane e minerà le basi del sistema di sicurezza collettiva. La responsabilità per aver scatenato una nuova guerra in Europa ricade interamente sulla Russia.

     Questa guerra non ha alcuna giustificazione razionale. I tentativi di sfruttare la situazione nel Donbass come pretesto per lanciare un'operazione militare non meritano alcun credito. È evidente che l'Ucraina non rappresenta una minaccia per la sicurezza del nostro Paese. La guerra contro di essa è ingiusta e del tutto insensata.

     L'Ucraina era e resta un Paese che ci è vicino. Molti di noi hanno parenti, amici e colleghi ricercatori che vivono in Ucraina. I nostri padri, nonni e bisnonni hanno combattuto insieme contro il nazismo. Scatenare una guerra per soddisfare le ambizioni geopolitiche della dirigenza della Federazione Russa, spinta da fantasiose e discutibili considerazioni storiche, è un cinico tradimento della loro memoria.

     Noi rispettiamo l’ordinamento statale ucraino, che si regge su istituzioni democratiche realmente funzionanti. Comprendiamo la scelta europea dei nostri vicini. Siamo convinti che tutti i problemi nelle relazioni tra i nostri paesi possono essere risolti in modo pacifico.

     Scatenando la guerra, la Russia si è condannata all'isolamento internazionale, ad una condizione di paese-paria. Ciò significa che noi, ricercatori, non saremo più in grado di svolgere normalmente il nostro lavoro. Del resto, è impensabile portare avanti ricerche scientifiche senza la piena cooperazione con i colleghi degli altri paesi. L'isolamento della Russia nel mondo significherà aggravare ulteriormente il degrado culturale e tecnologico del nostro Paese, nella totale assenza di prospettive positive. La guerra con l'Ucraina è un passo nel vuoto.

     Ci amareggia vedere come il nostro Paese, che diede un contributo decisivo alla vittoria sul nazismo, fomenti oggi una nuova guerra nel continente europeo. Esigiamo l’immediata cessazione di tutte le operazioni militari dirette contro l'Ucraina. Esigiamo il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale dello Stato ucraino. Esigiamo la pace per i nostri paesi.