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MP

MARGINALE

di MICHELA PIVA - giovedì, 20 ottobre 2022, 14:24
 

Giovedì 6 ottobre 2022 ho condiviso la mia prima lezione universitaria sullo studio del paesaggio partendo dal reale: passeggiata lungo l'argine di Voltabarozzo. La prima sensazione è stata quella di trovarmi in un luogo contrastante dove di “naturale” ormai c'era ben poco, se non l'aspetto vegetativo indotto anche quello dall'uomo.

Già il luogo in cui ci siamo dati appuntamento, il supermercato, ha rivelato di essere uno spazio d’incontro tra i diversi aspetti della società di oggi; chi era interessato alla spesa quotidiana, chi all’attendere per iniziare un cammino, chi ad aspettare qualcosa o qualcuno di un tempo ormai passato; ed infine anche chi non aveva più nulla da attendere (gli ultimi).

A mano a mano che ci si allontanava dalla città il paesaggio si liberava sempre più della presenza dell’uomo che in qualche modo lo ha modificato nel tempo per renderlo sempre più “urbano”. Ma, ad un certo punto, il miracolo dell’uomo tecnologico si è manifestato e la foto sottostante lo dimostra.


Posso ancora sperare che l’uomo possa relazionarsi con l’ambiente creando paesaggi rispettosi del passato e del presente propenso quindi a crearne di nuovi per il futuro.

 Infatti la storia passata e locale che riguardava la città di Padova era caratterizzata dalla presenza di un territorio dove l’acqua era la principale ricchezza economica, ma aveva bisogno di essere regimentata per non creare danni all’uomo e quindi fiume, canali e opere idrauliche si espressero nel loro massimo aspetto tecnologico realizzando un nuovo paesaggio.

 La storia presente è il nome della passerella, Rose Louise Parks, una donna che ha combattuto in prima persona per la lotta per i diritti umani per cambiare il futuro, simbolo quindi di una volontà che parte dai piccoli gesti.  

Il futuro invece è proprio questa passerella dove legno e acciaio s’incontrano. Io sono convinta che questo simbolo rappresenti una scelta obbligata per tutti noi; o attraversiamo tutti assieme ora quel ponte con l’aiuto e l’esperienza del passato, oppure non potremmo nel futuro lamentarci dei nuovi “paesaggi” che l’uomo costruirà.

 

 

 

 

 

 

 



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Movimento

di ISABELA DE JESUS CADORIN - giovedì, 13 ottobre 2022, 20:21
 

Durante tutta la passeggiata lungo gli argini di Terranegra i movimenti hanno attirato la mia attenzione: tra persone che si fermavano, camminavano, correvano, pedalavano lungo il percorso o che guidavano auto sulla strada ma anche l’acqua dei fiumi/canali, piante, insetti o uccelli nel cammino.

Tutto questo può essere visto come un'accordatura ritmica di eventi o come pezzi discordanti nel loro insieme. Da ciò, rifletto sulla tendenza umana a separare – o dicotomizzare – i movimenti o le espressioni tra “naturale” e “umano”. Abbiamo infatti un livello di ragionamento e certe capacità che ci differenziano da altri esseri in contesti differenti, ma questo non ci distacca dal completo meccanismo naturale; al contrario, spesso ci fa progettare e agire nello spazio (e nel tempo) in modo incompleto e persino distruttivo.

Mi chiedo se sia una questione di sviluppo ancora in corso di realizzazione. Riusciremo davvero a riflettere collettivamente sull'ambiente in modo integrale e ad agire secondo un ragionamento totalizzante?