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C

DA

Collegamenti

di DONATELLA ASTOLFI - lunedì, 10 ottobre 2022, 20:50
 

I canali costruiti artificialmente dall'uomo, questa zona, hanno portato alla divisione netta di alcune parti del territorio. Allo scopo di ovviare a questo è stato costruito il primo ponte che abbiamo incontrato nel nostro cammino: un grande ponte di ferro a due corsie. In origine, questo ponte consentiva il passaggio sia stradale che ferroviario locale collegando Padova a Venezia, ora è destinato solo a quello stradale.

Continuando il percorso ho notato altri due ponti che hanno catturato la mia attenzione.

Il primo è il la passerella ciclopedonale che collega il parco Fenice con il parco Roncajette inaugurato il 15 ottobre 2021. La Fondazione Fenice vede nella passerella "la testimonianza del lavoro svolto con l'amministrazione comunale per la riqualificazione della città contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile



Il secondo è il ponte ciclopedonale San Gregorio intitolato a Rosa Parks inaugurato il 4 febbraio 2020. La delibera della giunta definisce questo ponte come "parte integrante di un complesso di verde pubblico destinato ad essere frequentato dalla generalità delle persone come luogo di riqualificazione urbana".


GM

Colore

di GLORIA MATTESCO - giovedì, 13 ottobre 2022, 11:37
 

Ciò che ha catturato maggiormente la mia attenzione durante questa escursione è stato il contrasto cromatico tra i vari elementi presenti nel paesaggio. Inizialmente, percorrendo il primo tratto del sentiero, si poteva notare il verde acceso dell'erba attorno a noi e il colore dell'acqua del fiume ricca di riflessi. Successivamente, verso la terza tappa, i colori iniziavano a cambiare: il verde acceso dell'erba entrava in contrasto con il verde più spento della chioma di alcuni alberi. Parallelamente, nella sponda dell'argine opposta, non si poteva fare a meno di notare dei fiori giallo acceso che cromaticamente, risultavano quasi essere in primo piano. Proseguendo la passeggiata, ci siamo imbattuti in una torre di ricezione radio, grigio metallizzato che entrava in contrasto con il grigio/bianco della chiesetta di paese incontrata più avanti. Qui, due colori a confronto ma anche due realtà: il grigio della torre creata in circa quindici giorni nella società moderna in cui viviamo e il grigio della chiesetta sorta in memoria delle vittime. Ciò in cui ho riflettuto è se,  armonizzando cromaticamente il paesaggio, si potesse dargli un aspetto diverso. Il colore infatti, ha la capacità di mettere in risalto o di spegnere qualsiasi elemento o dettaglio, partendo dalla nostra persona (indossare un abito rosso dà un aspetto diverso rispetto a indossarne uno giallo) e arrivando fino a progetti ben più ampi ad esempio quartieri, strutture edifici. Dunque come possiamo sfruttare questo potere a nostro favore?


EB

Confini

di EMILIA BUDA - lunedì, 10 ottobre 2022, 13:10
 

Attraversare confini visibili e invisibili: questo concetto si è presentato più volte lungo la nostra escursione. 

Inizialmente abbiamo attraversato un confine sonoro: ancor prima di iniziare la nostra camminata, ci siamo lasciati alle spalle le urla, il chiacchiericcio dei ragazzi appena usciti da scuola, udibile in lontananza lungo la strada, e siamo entrati nel parcheggio del supermercato, uno spazio più tranquillo, specialmente all'ora della partenza. 

Successivamente abbiamo attraversato e camminato lungo un confine fisico e visibile: i corsi d'acqua che racchiudono il quartiere di Terranegra. 

Riflettendo sul significato della parola, ci si può domandare se anche la gente che abita, attraversa e agisce in questi spazi percepisca nella mente la presenza di un confine che vada oltre a quello fisico. Esiste una mappa mentale che legge questo specifico paesaggio come luogo "altro", "delimitato" dal resto della città di Padova? 



AM

Conflittualità

di ANGELO MINGHETTI - mercoledì, 12 ottobre 2022, 11:42
 

All'inizio dell'escursione, l'obiettivo che mi ero prefissato era quello di prestare attenzione a tutto quello che era "natura". 

Soprattutto grazie al fatto che eravamo in silenzio, ho potuto subito notare che la natura ed i suoi suoni erano si presenti, ma nettamente sovrastati (almeno nelle prime due tappe) dal rumore delle auto che passavano lungo la strada lì vicino. Nonostante ciò, prestando attenzione si potevano percepire diversi suoni e odori provenienti dal mondo naturale: il profumo dell'erba che cresce alta lungo le sponde dell'argine e della terra, il rumore dei ciottoli e dei sassi che vengono calpestati durante il viaggio e qualche sporadico ronzio di insetti che abitano il luogo. Tutto questo mi ha dato una generale sensazione di calma e tranquillità.

Successivamente, alla terza tappa, i rumori della natura si facevano più costanti. Sono diventati quasi predominanti nella quarta, anche se la presenza dell'uomo si continuava ad intravedere: case, ponti e diverse strutture come torri radio e tralicci punteggiavano il territorio qua e là.

Proprio la presenza di queste tracce portate dalla presenza umana mi ha suggerito la parola che, per quanto riguarda la mia esperienza, descrive molto bene il tutto: conflittualità.

Ho scelto questa parola perché mi ha dato due spunti:

1. Sono sempre stato abituato a vedere l'intervento umano quasi sempre come un qualcosa che "deturpa" il paesaggio, la sua bellezza e autenticità. E difatti, in qualche momento, ho potuto constatare come diverse costruzioni quali case, tralicci ecc. fossero quasi fuori posto (ad esempio, la continua presenza di caseggiati lungo l'argine, in continua edificazione, mi ha dato la sensazione di un paesaggio "imbrattato" e "sporco".

2. Dall'altra parte però, non ho potuto fare a meno di notare che alcune di queste opere dell'uomo erano in realtà utili e, perché no, belle da vedere, e si integravano davvero ottimamente nel tessuto paesaggistico circostante. Due esempi sono i ponti e l'alta torre radio che si poteva scorgere in lontananza. Nonostante fossero opere "non naturali", non deturpavano il paesaggio, anzi, potrei dire che quasi lo "completavano", in un certo senso.

Alla fine, la domanda che mi ha lasciato questo viaggio è questa: la contrapposizione natura/uomo rappresenta una conflittualità da combattere o da salvare? Una risposta definitiva ancora non ce l'ho, ma sicuramente la troverò lungo questo bellissimo nuovo percorso sorridente







CR

CONTRASTO

di CAROLINA ROSSI - martedì, 11 ottobre 2022, 11:51
 

Sin dal principio dell’escursione è stato evidente il contrasto che caratterizza questa zona: uomo e ambiente dialogano tra loro in una relazione non sempre al pari. All’inizio del percorso ciclopedonale il rumore del traffico proveniente dal ponte e dalla strada adiacenti è protagonista del nostro cammino e distoglie l’attenzione dalla calma che emanano le piante, l’erba e il canale. 

Durante tutto il pomeriggio, è evidente il contrasto presente in questa zona di Padova; non è possibile avere la sensazione di trovarsi solo in città o solo nella natura, poiché questo è un luogo scambio tra uomo e natura e i canali ne sono un esempio pratico. Vediamo tanti elementi, ponti, strade cementate, strade bianche, campi, case, così come i canali, il fiume e la vegetazione: è un paesaggio ibrido.



SS

Curiosità

di SILVIA SCHIAVON - mercoledì, 12 ottobre 2022, 19:31
 

Ho scelto questa parola per racchiudere ciò che mi sono portata a casa dall'escursione in termini di esperienza: per iniziare a conoscere un paesaggio bisogna abbandonare i propri pregiudizi (anche il "già lo so") e fare domande su tutto ciò che attira la nostra attenzione, nonostante ci possa sembrare banale o dato per scontato. L'esercizio della curiosità è tanto più difficile quanto più un paesaggio ci è familiare (nel mio caso la parte iniziale dell'escursione), perchè pensiamo di conoscerlo già, anche se spesso in questo modo non si notano degli aspetti particolari o problematici.